Riforma Roma Capitale: dopo il “Monumento alla porchetta” in I° Municipio, vogliamo dare a questi mini-sindaci ancora più poteri e autonomia?

Roma, 23/06/2021

Comunicato stampa

RIFORMA ROMA CAPITALE: DOPO IL “MONUMENTO ALLA PORCHETTA” IN I° MUNICIPIO, VOGLIAMO DARE A QUESTI MINI-SINDACI ANCORA PIÙ POTERI E AUTONOMIE?

Il Comitato Roma 150 su Riforma Roma-Capitale: La città rimanga unita. No allo “sfascia Roma” e alla secessione dei Municipi comuni autonomi. Sì invece al “Distretto Nazionale”.

Gli uomini e le donne passano, le regole restano, a servire le istituzioni nell’interesse di una comunità. Il caso della “porchetta”, concorso di mostruosità in travertino per adeguare il cattivo gusto degli amministratori romani a quello dei colleghi nord-europei voluto, fortemente voluto, dalla mini-sindaco municipale Sabrina Alfonsi, ci costringe a ribadire la nostra netta contrarietà ad ogni tentativo di riforma di Roma Capitale (come all’attenzione delle audizioni in Commissione Affari Costituzionali) in senso autonomistico. Il caso del primo municipio di Roma, cuore della Città Eterna, è secondo noi paradigmatico di cosa potrebbe accadere con la paventata trasformazione in Comuni metropolitani dei municipi di Roma: lasciati alle libere e disinvolte “interpretazioni” dei presidenti di municipio e dei potentati “del quartierino”, alle immancabili nuove tassazioni locali per ripianare le sperequazioni territoriali, ai contenziosi sanguinosi sulle aree verdi, sul patrimonio artistico e sui beni pubblici.

Tutta Roma rimane oggi una città enorme. L’unica in Italia in grado di rapportarsi ad una scala mondiale; anche se persino più piccola del ruolo fondamentale che gli si profila dinnanzi, in special modo dopo la funesta riforma del titolo V della Costituzione: quello di garantire l’unità della nazione in modo visibile, con evidenza geografica. Per questo sarebbe non solo necessario contrastare ogni tentativo secessionistico da parte dei suoi quartieri storici e meno storici, ma far coincidere gli attuali confini della Regione Lazio con un “Distretto Nazionale Romano” sul modello americano; capace di resistere nel mezzo dello stivale, con un più ampio peso demografico-elettorale ad ogni torsione geopolitica, e al tempo stesso autentica cerniera per l’unità nazionale rispetto ad ulteriori avventure costituzionali federaliste ed autonomiste che vedrebbero sempre penalizzata una capitale costretta a poco più del cinto erniario del Grande Raccordo anulare. Non una “città-Regione” separata dal Lazio, enclave in territorio ostile o competitivo ma piuttosto una “Regione-città” saldamente collegata al Lazio.

invece di insistere sulla strada della richiesta di un’autonomia maggiore per la capitale, o peggio, per le sue singole parti, sarebbe meglio riconoscere al sindaco governatore elettivo di questo distretto nazionale il rango di ministro e il diritto di partecipare alle attività del Consiglio dei Ministri. Mentre parimenti un emissario del Governo in ruolo di assessore capitolino (ai rapporti con il Governo) potrebbe essere il “collegamento” istituzionale tra Palazzo Chigi e il Campidoglio.

Sarebbe “a valle” scongiurato in questo modo l’utilizzo puramente strumentale della carica elettiva di sindaco come trampolino di lancio o di rilancio per avventure politiche nazionali lasciando dietro di sé nella migliore delle ipotesi prodigalità e il conto da pagare al successore. “A monte”, invece, partiti e movimenti sarebbero invece costretti ad una più seria selezione dei candidati, migliorando il dato della “offerta politica”.

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