Chi ha paura del Risorgimento?

Roma, 11/12/2020

Comunicato stampa

CHI HA PAURA DEL RISORGIMENTO? Dopo le dimenticanze sui 150 di Roma Capitale, Museo Centrale del Risorgimento e Istituto Storico chiusi e senza fondi!

Il Comitato Roma 150 aderisce all’appello e alla raccolta firme dell’Istituto Storico per il Risorgimento e annuncia mobilitazioni.

Nell’annus horribilis 2020, il Comitato Roma 150, nato per promuovere le celebrazioni in occasioni dei centocinquant’anni di Roma Capitale è costretto, malgré soi, a richiamare l’attenzione sull’ennesima “dimenticanza” istituzionale nei riguardi del ruolo di una Capitale moderna, caposaldo identitario e monumentale delle memorie patrie di una collettività nazionale. Apprendiamo da notizie stampa che il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, sito in Piazza Venezia (citofonare: “Altare della Patria”) è chiuso da più di un anno, ante Era-Covid. La medesima sorte tocca allo storico Istituto Storico per il Risorgimento, commissariato dal 2017.

Dalla scadenza dell’incarico del Commissario, la gestione è stata congelata, con il blocco totale della attività basilari quali il pagamento degli stipendi, delle bollette e dei fornitori. Sette famiglie non ricevono stipendi e l’Istituto non può più usufruire dei fondi europei legati alle attività istituzionali, grazie ai quali furono digitalizzate 250000 foto relative alla Grande Guerra. Alla paralisi contribuisce inoltre il mancato introito di una cifra consistente, sui trecentomila euro annui, derivante dall’affitto della pregiata “ala Brasini”, destinata alle mostre. Una offesa imperdonabile all’identità nazionale considerato il fatto che il 4 novembre del 2021 saranno i cento anni del Milite ignoto.

Non vorremmo che qualcuno stesse anche solo lontanamente pensando di rimettere indietro l’orologio del Monumento del Vittoriano agli “anni di piombo” che videro chiuso il monumento dal 1969 fino alla meritoria opera di valorizzazione del compianto Presidente Ciampi, nel 2000. Non vorremmo che qualcuno, nello slancio zelante ed esemplare per un gesto “avanguardista”, magari a dirimere in modo singolare le problematiche definizioni dell’“identità europea”, ritenesse invece opportuno depontenziare, di pari passo, i concreti simboli di quella italiana, dimentico delle cornici europea ed europeista che invece han da sempre informata l’azione dei nostri padri della Patria.

Il Comitato unisce dunque la propria voce e la firma a quelle del Direttore dell’Istituto, delle sigle sindacali e a tutte le numerosissime firme che in queste ora stanno sottoscrivendo una petizione digitale rivolta al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che facciamo nostra e rilanciamo volentieri.

Nel caso del perdurare della situazione annunciamo sin da ora una mobilitazione simbolica e una campagna di sollecitazione presso i più alti consessi internazionali.

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